Roma, 12 gennaio – Il 2026 si presenta come un anno subito pieno di opportunità per il settore della vendita diretta a domicilio. Il commercio cambia volto rapidamente, evolvono gli strumenti di marketing che tengono il passo delle nuove esigenze della clientela, si modificano i touchpoint che seguono i trend di acquisto. In definitiva, mutano le aspettative in termini di experience di consumo. La vendita diretta farà ancora leva sul vorticoso avanzamento del digitale, dalle innovazioni sulla comunicazione all’Intelligenza artificiale, ma terrà fermo il pilastro irrinunciabile del rapporto diretto e fiduciario tra venditore e cliente. In un settore che fattura circa 3 miliardi di euro e occupa oltre 500mila persone, la figura dell’incaricato alla vendita rimane la carta vincente del modello di business.
Secondo una recente indagine Univendita-Confcommercio, gli addetti sono oltre il 90% donne e vantano un titolo di studio medio-alto. Si tratta di persone consapevoli della propria scelta liberoprofessionale e soddisfatte della flessibilità, dell’autonomia organizzativa che il lavoro consente loro, con ricadute positive sul benessere e sul work-life balance. Ma anche desiderose di esprimere appieno le proprie potenzialità in una dimensione relazionale diretta e concreta con il cliente, capaci di usare nuove tecnologie come strumento per migliorare i processi di vendita e tuttavia lontanissime da logiche organizzative dominate dalla spersonalizzazione dei rapporti e da freddi algoritmi.
Un caso esemplare è quello di Claudia, 43 anni di Torino, nel mondo della vendita diretta da circa 25 anni e in Dalmesse da un anno come responsabile di zona del Piemonte e della Liguria. E’ il tipico esempio di chi intraprende l’attività di incaricato alla vendita diretta non come hobby nel tempo libero, ma che con dedizione e impegno arriva a diventare una vera e propria imprenditrice di successo con ottimi risultati. Per Claudia “è fondamentale il rapporto diretto e personale che si crea tra consulente e cliente, facilitato anche grazie all’utilizzo dei social media, senza però mai perdere di vista l’importanza del lavoro di squadra e sul territorio, basato sulla collaborazione e sul supporto reciproco, che rappresentano uno dei pilastri dei risultati ottenuti”.
Per le aziende è determinante coltivare con i consumatori un contatto personale fondato sull’empatia, sulla creatività relazionale, sull’ascolto delle esigenze specifiche, da cui scaturisce un approccio ‘caldo’ e profilato. Un asset ancor più prezioso in una realtà nella quale tutti, ogni giorno, interagiamo ormai quasi soltanto con call center automatizzati, chat-bot, avatar e assistenti virtuali.
Tirando le somme, la tradizionale vendita diretta a domicilio che tutti conoscono non manca all’appuntamento: continua ad evolversi grazie all’ innovazione tecnologica. Una metamorfosi che i brand associati a Univendita stanno vivendo in prima linea, mettendoci dentro, però, la loro storia, la tradizione e la qualità dei servizi e prodotti, conservando un’immagine, una reputazione consolidata e dinamica insieme, in linea con attese sempre più esigenti e consapevoli.
Ciro Sinatra, presidente Univendita, spiega: “Anche nei momenti più difficili della nostra storia recente, penso ad esempio agli anni della pandemia, ci siamo dimostrati dinamici e resilienti. La qualità dei marchi nostri associati è una garanzia per i nostri clienti. Oggi troppo spesso affidiamo i nostri soldi e le nostre aspettative di consumo a un clic, senza sapere con chi ci stiamo relazionando, come è stato fatto quel prodotto o da dove arriva. Nella vendita diretta, le imprese e i professionisti che le animano hanno un volto, una storia, una identità riconoscibile e affidabile. Una presenza che accompagna prima, durante e dopo l’esperienza di acquisto. E tutto ciò continua a fare la differenza per milioni di persone”.