Presentata al Cnel l’indagine di Univendita: “Il 90% degli incaricati è soddisfatto dell’impiego”

La flessibilità d’orari e d’impegno che consente di conciliare vita e lavoro, la creatività nel contatto relazionale con il cliente, la possibilità di crescere nei guadagni sulla base del merito e dei risultati. Nell’attesa di uscire dal cono d’ombra in cui appare ingiustamente confinato da un certo dibattito tra studiosi e policymaker, il settore della vendita diretta a domicilio continua ad espandersi sul piano occupazionale e i numeri ne dimostrano l’impatto anticiclico sia rispetto alla crisi finanziaria del 2008 sia in relazione alla più recente emergenza pandemica.

Le cifre sono state illuminate da un’indagine di Univendita-Confcommercio, la principale organizzazione delle aziende del comparto, presentata oggi nella sede del Cnel con la partecipazione, tra gli altri, del presidente Tiziano Treu, del presidente di Univendita, Ciro Sinatra, delle senatrici della Commissione Lavoro, la presidente Susy Matrisciano e Valeria Fedeli, e della presidente di Confcommercio Professioni, Anna Rita Fioroni.

Il mercato della vendita diretta vale nel complesso circa 3,6 miliardi di euro all’anno e dà lavoro a 520mila addetti. Solo per quanto riguarda le 17 aziende associate ad Univendita, parliamo di 1,4 miliardi di fatturato annuo, 13 milioni di clienti e circa 144mila addetti alla vendita, in lieve crescita sull’anno precedente. Quasi il 90% è composto da donne e dunque il comparto della vendita diretta si ritaglia un ruolo importante nel contrastare la piaga italiana della scarsa occupazione femminile. Dentro la platea globale, circa 7mila sono incaricati alla vendita abituali e oltre 2.700 gli agenti di commercio, mentre i lavoratori dipendenti sono poco più di 1.800. Per quanto riguarda le fasce d’età degli addetti, gli under 35 sono il 37%, il 36% ha tra 35 e 54 anni e gli over 54 rappresentano il 27% del totale. Un settore incomprensibilmente sottovalutato, dunque, così come non è adeguatamente valorizzata l’immagine sociale del venditore diretto, visto che invece la ricerca di Univendita ha evidenziato un 90% di lavoratori soddisfatti circa questa modalità di impiego, tanto che il 59% degli incaricati è attivo nel comparto da oltre sei anni e uno su tre prima non lavorava affatto; segno che non si tratta di un’occupazione mordi e fuggi per far fronte a temporanee difficoltà economiche. Rispetto alle motivazioni, come accennato, il 36% del campione è alla ricerca di soddisfazioni personali (lavorare per un’azienda che si apprezza, coltivare relazioni), mentre un altro 36% desidera flessibilità organizzativa (ma si punta anche alla formazione continua e sulla natura mai monotona dell’attività).

“Dobbiamo scommettere sempre di più sulla formazione e sulla qualificazione professionale dei nostri incaricati alla vendita – ha osservato il presidente Univendita, Ciro Sinatra -. Siamo di fronte a un settore che si aspetta più attenzione da parte del legislatore e dei regolatori. Con opportuni incentivi le aziende possono agire per recuperare una parte dei giovani che oggi si trovano nella platea dei Neet e possono valorizzare ulteriormente il lavoro femminile, particolarmente adatto a un contesto relazionale vivace e di forte innovatività organizzativa, lontano dai vincoli dell’ufficio e da quelle rigidità che con la pandemia stessa abbiamo imparato a superare”, ha concluso Sinatra.

Condividi
Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp
Email
Stampa