Donne e lavoro, Univendita sul Bilancio di genere 2024 del MEF: il contributo della vendita diretta per ridurre le diseguaglianze di genere

L’Italia sta facendo passi avanti in materia di parità di genere e non solo sul fronte del lavoro. Lo dimostrano i numeri del Bilancio di genere 2024 della Ragioneria generale dello Stato, presentato lo scorso 27 maggio dalla sottosegretaria all’Economia Lucia Albano in Parlamento. Tra il 2010 e il 2025 l’Italia ha compiuto i maggiori progressi in Europa salendo al 12° posto dell’indice statistico elaborato dell’European institute for gender equality (Eige), che assegna a ogni Paese un punteggio compreso tra 1 e 100 sulla parità a livello economico e sociale. “Ma questo non può bastare, rimangono gravi criticità e c’è ancora tanta strada da fare”, commenta Marta Gamba, segretario generale Univendita.

Secondo l’indice della parità di genere nel lavoro infatti, l’Italia registra il punteggio più basso a livello europeo, pari a 61. Il tasso dell’occupazione femminile poi, pur continuando a crescere, rimane al di sotto della media europera di circa 13 punti percentuali (53,3% contro il 66,2%), e il divario di genere lavorativo e retributivo è anch’esso molto più pronunciato rispetto alla media europea (17,8% in Italia contro il 9,1% nell’UE), e cresce all’aumentare del numero dei figli. Inoltre tra le donne si registra la difficoltà nell’entrare o nel restare nel mondo del lavoro dovuta alla maternità, e una marcata instabilità lavorativa: solo il 64% delle donne occupate è impiegata nell’attuale posizione lavorativa da almeno 60 mesi.

Il nostro comparto contribuisce in modo rilevante a ridurre le diseguaglianze di genere, soprattutto sul fronte professionale, con ricadute positive sull’empowerment femminile e sul contrasto alla violenza economica”, prosegue Gamba. “Le donne, infatti, rappresentano quasi il 90% della nostra forza vendita, attestandosi a oltre 120mila unità su 136mila totali. In alcune aziende associate – continua il segretario – la presenza in rosa nella rete di vendita sfiora addirittura il 100%, così come tra le figure team leader. Inoltre, salendo nelle gerarchie, le donne con ruoli manageriali arrivano fino a punte del 66% del totale. E pure il settore della vendita diretta a livello mondiale vede il 72% di donne tra i 104 milioni di addetti complessivi, secondo i dati più recenti della World Federation Direct Selling Association (Wfdsa)”.

Secondo il segretario generale quelli appena citati sono numeri che testimoniano un impegno decisivo per un mercato del lavoro più equo, ma anche più produttivo. Dalla parità reale di retribuzione alla flessibilità organizzativa, il comparto valorizza in modo concreto il lavoro femminile. “La vendita diretta, dopotutto, non potrebbe essere quella che è senza le capacità di programmazione, la creatività relazionale e l’intelligenza empatica delle donne, che rappresentano il vero motore di un comparto nel quale il principio chiave è il contatto diretto e il rapporto di fiducia tra incaricato e, quindi, tra azienda e consumatore”, conclude Gamba.

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