Bofrost raccoglie 135mila euro per Telethon

Per sostenere la ricerca sulle malattie genetiche rare

135 mila euro per sostenere Fondazione Telethon e la ricerca italiana sulle malattie genetiche rare: per il sesto anno consecutivo Bofrost batte il proprio record nella raccolta fondi legata alla maratona Telethon, giunta alla sua 29esima edizione. La più importante azienda italiana della vendita a domicilio di specialità surgelate conferma ancora una volta di saper coinvolgere i propri clienti e collaboratori sul fronte della solidarietà: Bofrost infatti destina a Telethon parte del ricavato della vendita di alcuni prodotti speciali natalizi e le donazioni volontarie raccolte fra i clienti nei mesi di novembre e dicembre.

«Bofrost è al fianco di Telethon fin dal 2013 e, con le donazioni 2018, arriveremo a quota 565mila euro devoluti in sei anni al sostegno dei ricercatori italiani che lavorano per migliorare la vita dei pazienti e delle loro famiglie – spiega l’amministratore delegato di Bofrost Gianluca Tesolin –. Questa azione di solidarietà vede protagonisti in primo luogo i clienti Bofrost, che partecipano sempre con grande entusiasmo alla raccolta fondi, e in secondo luogo i nostri venditori, che hanno un ruolo determinante. Sono loro, infatti, che comunicano alle famiglie italiane l’importanza del progetto, e mobilitano un numero di persone ogni anno più grande».

La raccolta fondi si chiuderà il 31 dicembre ma, come ormai da tradizione, l’annuncio ufficiale della cifra raggiunta avverrà durante la maratona televisiva di sabato 22 dicembre, alla quale parteciperanno i collaboratori di Bofrost più attivi nel promuovere la vendita dei prodotti “solidali” e le donazioni volontarie. Si tratta di Roberta Melis, operatrice del call center San Vito al Tagliamento (PN), e di Pietro Papasso, venditore della filiale di Forlì. «Saranno loro a rappresentare l’impegno di ogni singolo collaboratore di Bofrost che ha contribuito a raggiungere l’obiettivo – ribadisce Tesolin –. Tanti piccoli gesti che, tutti insieme, arrivano a un risultato concreto: far continuare la ricerca sulle malattie genetiche rare, offrendo una prospettiva di miglioramento a tanti pazienti, soprattutto bambini, che in alcuni casi non avrebbero nemmeno una speranza di cura».

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