Sono circa 210mila i professionisti che operano oggi come agenti di commercio, e che rendono possibili ogni anno transazioni commerciali comprese tra 400 e 500 miliardi di euro, pari a circa un quarto del nostro prodotto interno lordo. È quanto emerge dal primo Rapporto sull’economia dell’intermediazione messo a punto dalla Fondazione Enasarco, l’ente di previdenza integrativa obbligatoria per gli agenti e rappresentanti di commercio, presentato il 30 giugno scorso al CNEL (Consiglio nazionale dell’Economia e del Lavoro), in occasione dell’88° anniversario dell’Accordo economico collettivo che nel 1938 diede origine all’ente previdenziale.
Il documento rappresenta una novità: fino ad oggi, il contributo degli agenti di commercio e dei consulenti finanziari non era mai stato quantificato in maniera organica nelle statistiche economiche nazionali. E ne valorizza il ruolo di collegamento diretto tra imprese e mercato, favorendo la distribuzione dei prodotti, la ricerca di nuovi clienti e lo sviluppo commerciale delle aziende, soprattutto delle piccole e medie imprese.
L’analisi mette in evidenza anche gli effetti economici indiretti generati dalla categoria. Oltre 70mila agenti operano nel comparto food & beverage, contribuendo a un mercato agroalimentare intermediato del valore di circa 75 miliardi di euro. Gli spostamenti per motivi di lavoro ammontano complessivamente a circa 10 miliardi di chilometri l’anno, con ricadute economiche per i settori delle autostrade, dei carburanti, della ristorazione e dei servizi. Il solo comparto Horeca (ovvero il settore dell’ospitalità, della ristorazione e del servizio di somministrazione di alimenti e bevande) beneficia di un volume d’affari stimato in circa 2 miliardi di euro, mentre nel settore automobilistico l’attività degli agenti ha contribuito nel 2024 a circa 700 milioni di euro di immatricolazioni.
Nel commercio al dettaglio, gli agenti rappresentano un elemento di raccordo tra produzione e distribuzione, favorendo la diffusione dei prodotti presso le reti retail, lo sviluppo commerciale dei negozi indipendenti, la gestione della clientela business, l’introduzione di nuovi prodotti nei punti vendita e la promozione delle eccellenze del Made in Italy.
Quanto ai dati: secondo ISTAT, nel primo trimestre 2026 le vendite al dettaglio sono aumentate dello 0,6% in valore e dello 0,2% in volume rispetto al trimestre precedente. Le vendite di prodotti alimentari sono cresciute dello 0,9% in valore, mentre quelle dei prodotti non alimentari dello 0,6%. Su base annua, a marzo 2026 le vendite hanno registrato un incremento del 3,7% in valore e del 2,1% in volume. Tra i canali distributivi, il commercio elettronico ha segnato la crescita più elevata (+11,2%), seguito dalla grande distribuzione (+3,7%) e dalle piccole superfici di vendita (+3,1%).
Enasarco ha infine colto l’occasione della presentazione del Rapporto per proporre l’istituzione di un Osservatorio permanente sull’economia dell’intermediazione, la pubblicazione di un Rapporto annuale e l’inserimento degli indicatori del settore nei conti economici nazionali, con l’obiettivo di monitorarne stabilmente il contributo economico e sociale di questa categoria professionale.