Univendita: il fatturato cresce nonostante l’anno difficile appena trascorso

Il 2016 si è chiuso con un incremento del 2,5% delle vendite delle imprese associate

Uni­ven­di­ta chiu­de il 2016 con un fat­tu­ra­to del­le impre­se asso­cia­te pari a 1 miliar­do e 643 milio­ni di euro, con un incre­men­to del 2,5% rispet­to al 2015. Un risul­ta­to posi­ti­vo con­se­gui­to in un anno anco­ra dif­fi­ci­le per l’economia ita­lia­na, gra­zie alla for­za dell’economia di rela­zio­ne, basa­ta su un rap­por­to uma­no auten­ti­co, che gene­ra un cli­ma di fidu­cia posi­ti­vo nei con­su­ma­to­ri. Nel 2016 le azien­de Uni­ven­di­ta han­no pro­ces­sa­to qua­si 12 milio­ni di ordi­ni, che si sti­ma equi­val­ga­no a oltre 4 milio­ni e 300mila clien­ti ser­vi­ti.

Nel det­ta­glio, il com­par­to più dina­mi­co è sta­to quel­lo degli “ali­men­ta­ri e beni di con­su­mo” che han­no regi­stra­to una cre­sci­ta del 3,3%, segui­ti dai “beni dure­vo­li casa” che, con un +2,5% e una quo­ta di mer­ca­to del 60%, si con­fer­ma il com­par­to di mag­gior rilie­vo del­la ven­di­ta a domi­ci­lio. Dati posi­ti­vi anche per i com­par­ti “altri beni e ser­vi­zi” (+2,4%) e “cosme­si e cura del cor­po”, in cre­sci­ta dell’1,5%.

Sul fron­te occu­pa­zio­na­le, i ven­di­to­ri a domi­ci­lio sono oltre 156.000, in cre­sci­ta del 2,2% rispet­to al 2015, con una com­po­nen­te fem­mi­ni­le pari al 93% segno che il mon­do fem­mi­ni­le è quel­lo che sa inter­pre­ta­re al meglio le carat­te­ri­sti­che di fles­si­bi­li­tà insi­te nel model­lo orga­niz­za­ti­vo del­la ven­di­ta a domi­ci­lio.

 I risul­ta­ti del­la ven­di­ta a domi­ci­lio miglio­ri di quel­li del com­mer­cio fis­so al det­ta­glio che segna nel 2016 un mini­mo aumen­to del­lo 0,1% (dati Istat), dovu­to alle ven­di­te del­la gran­de distri­bu­zio­ne che sono aumen­ta­te del­lo 0,5% rispet­to a quel­le dei pic­co­li eser­ci­zi com­mer­cia­li che sono dimi­nui­te del­lo 0,4%.

 Fra gli indi­ca­to­ri macroe­co­no­mi­ci, nel 2016 il Pil è aumen­ta­to del­lo 0,9%, men­tre il tas­so di infla­zio­ne regi­stra una varia­zio­ne nega­ti­va (-0,1%) rispet­to al +0,1% del 2015: è dal 1959 che il nostro Pae­se non anda­va in defla­zio­ne.

 L’Indi­ca­to­re dei Con­su­mi Con­f­com­mer­cio (ICC) è cre­sciu­to nel 2016 del­lo 0,5% su base annua, men­tre nel 2015 era cre­sciu­to dell’1,6%: il ten­ta­ti­vo di ripre­sa inne­sca­to nel 2015 segna quin­di un ral­len­ta­men­to. Dato con­fer­ma­to dagli ulti­mi risul­ta­ti dell’Outlook Ita­lia Con­f­com­mer­cio-Cen­sis, secon­do i qua­li nel 2016 c’è sta­to un miglio­ra­men­to del­la capa­ci­tà di spe­sa del­le fami­glie, ma nel con­tem­po il cli­ma di fidu­cia è peg­gio­ra­to crean­do una for­te dico­to­mia tra red­di­to dispo­ni­bi­le e fidu­cia. In una situa­zio­ne del gene­re è dif­fi­ci­le con­so­li­da­re il trend di cre­sci­ta dei con­su­mi; per far­lo occor­re­reb­be che il Gover­no comin­ci final­men­te ad allen­ta­re la pres­sio­ne fisca­le.

 Nel qua­dro alta­le­nan­te dell’andamento dei con­su­mi, la ven­di­ta diret­ta con­ti­nua a segna­re risul­ta­ti posi­ti­vi. Dal 2010, anno di fon­da­zio­ne di Uni­ven­di­ta, sia­mo al set­ti­mo eser­ci­zio con­se­cu­ti­vo di cre­sci­ta: que­sto vuol dire che nel model­lo di busi­ness basa­to sul­la rela­zio­ne e sul con­tat­to diret­to tra ven­di­to­re e clien­te si instau­ra un for­te rap­por­to di fidu­cia che gene­ra risul­ta­ti eco­no­mi­ci posi­ti­vi.