La trasformazione digitale di Bofrost in azienda data driven

Utilizzare il database aziendale per creare offerte personalizzate

La chia­ve del suc­ces­so nel­la tra­sfor­ma­zio­ne digi­ta­le in atto nel mon­do retail e del­l’in­du­stria pas­sa anche attra­ver­so la gestio­ne dei dati, dal­la loro rac­col­ta alla rie­la­bo­ra­zio­ne. Sem­pre più spes­so si sen­te par­la­re di azien­de data dri­ven, ma il per­cor­so per il mana­ge­ment non è per nul­la scon­ta­to. È infat­ti neces­sa­ria una rivo­lu­zio­ne cul­tu­ra­le che inve­ste tut­ti i set­to­ri azien­da­li: dal­la pro­du­zio­ne all’uf­fi­cio com­mer­cia­le, dal mar­ke­ting alla logi­sti­ca.

Ed è ciò che è avve­nu­to in Bofro­st, azien­da nata 50 anni fa in Ger­ma­nia, in Ita­lia da oltre 30 anni, atti­va nel­la ven­di­ta diret­ta por­ta a por­ta, che ha affron­ta­to un per­cor­so di tra­sfor­ma­zio­ne digi­ta­le basa­ta sul­l’ec­cel­len­za nel­la custo­mer expe­rien­ce. Que­sto per­cor­so è avve­nu­to gra­zie al ser­vi­zio di con­su­len­za digi­tal rein­ven­tion di Ibm, che ha foca­liz­za­to i fat­to­ri chia­ve da miglio­ra­re, iden­ti­fi­can­do le aree prio­ri­ta­rie su cui inter­ve­ni­re, con uno svi­lup­po in tem­pi rapi­di di una solu­zio­ne spe­ci­fi­ca e una con­se­guen­te inge­gne­riz­za­zio­ne di un pro­ces­so.

Nel­la pri­ma fase sono sta­te iden­ti­fi­ca­te le core com­pe­ten­cies di Bofro­st, lavo­ran­do a stret­to con­tat­to con il board, da cui sono emer­si due valo­ri dif­fe­ren­zian­ti: la vici­nan­za al con­su­ma­to­re e l’ef­fi­cien­za del­la cate­na del fred­do. I con­su­ma­to­ri si fida­no infat­ti mol­to del brand, anche per la moda­li­tà di rela­zio­ne insi­ta nel­la ven­di­ta por­ta a por­ta.

Il miglio­ra­men­to del­la cono­scen­za del clien­te, sud­di­vi­so poi in clu­ster, ne miglio­ra l’ex­pe­rien­ce oltre a for­ni­re mag­gio­ri infor­ma­zio­ni al ven­di­to­re. Un pas­sag­gio fon­da­men­ta­le è sta­ta l’i­den­ti­fi­ca­zio­ne dei dati chia­ve per con­sen­ti­re azio­ni mira­te, dopo una pri­ma par­te di assess­ment, si è deci­so di aumen­ta­re e com­ple­ta­re la cono­scen­za del clien­te con inter­vi­ste mira­te alla ricer­ca di infor­ma­zio­ni che non era­no anco­ra sta­te pre­se in con­si­de­ra­zio­ne.

Da qui è par­ti­to un test su un clu­ster mira­to per for­mu­la­re offer­te per­so­na­liz­za­te. La pri­ma fase di test, foca­liz­za­to sul Pie­mon­te, ha for­ni­to otti­mi risul­ta­ti: è sta­ta crea­ta un’of­fer­ta mira­ta su un clu­ster di clien­ti, che ha avu­to come risul­ta­to un incre­men­to del­la media scon­tri­no del 50% su chi ha ade­ri­to all’of­fer­ta, oltre a un movi­men­to di tut­to il clu­ster di 1,5 euro.

A que­sto pun­to si è deci­so di esten­de­re il test a tut­to il ter­ri­to­rio nazio­na­le, con più di 450mila inter­vi­ste da par­te dei ven­di­to­ri che arric­chi­sco­no il data­ba­se azien­da­le da cui si pos­so­no crea­re offer­te per­so­na­liz­za­te. I dati sono a dispo­si­zio­ne del­l’a­zien­da che ha defi­ni­to anche una figu­ra di data scien­ti­st, per la loro ana­li­si e rie­la­bo­ra­zio­ne, oppor­tu­na­men­te for­ma­ta da Ibm.

La tra­sfor­ma­zio­ne digi­ta­le in atto in Bofro­st non ha modi­fi­ca­to in ter­mi­ni ope­ra­ti­vi la gestio­ne del­l’a­zien­da, ma ha per­mes­so ai pro­ces­si di esse­re più flui­di, come nel caso del­la sup­ply chain, che può rispon­de­re in manie­ra più pun­tua­le alle esi­gen­ze dei clien­ti.

(Fon­te: www.mark-up.it  – 3 giu­gno 2019)