Bonus 600 euro, Univendita al fianco dei venditori a domicilio

Gli incaricati con partita Iva e gli agenti di commercio siano esplicitamente tutelati

Il decre­to “Cura Ita­lia”, che con­ce­de un’indennità di 600 euro ai libe­ri pro­fes­sio­ni­sti e ai lavo­ra­to­ri auto­no­mi, rischia di lascia­re sen­za alcun soste­gno 60mila lavo­ra­to­ri del­la ven­di­ta diret­ta a domi­ci­lio, già dura­men­te pro­va­ti dal fer­mo del­le loro atti­vi­tà che si pro­trae dal 12 mar­zo.

Inter­pre­tan­do alla let­te­ra il prov­ve­di­men­to, infat­ti, potreb­be­ro esse­re esclu­se dal bonus due spe­ci­fi­che cate­go­rie di addet­ti alla ven­di­ta, cioè gli agen­ti di com­mer­cio (pro­fes­sio­ni­sti iscrit­ti alla Gestio­ne com­mer­cian­ti Inps e all’Enasarco) e gli inca­ri­ca­ti alla ven­di­ta a domi­ci­lio abi­tua­li (con Par­ti­ta Iva e iscri­zio­ne alla Gestio­ne sepa­ra­ta Inps).

Uni­ven­di­ta quin­di richia­ma l’attenzione del Legi­sla­to­re e chie­de urgen­ti ras­si­cu­ra­zio­ni sull’accesso all’indennità dei lavo­ra­to­ri del­la ven­di­ta diret­ta a domi­ci­lio, tali da fuga­re ogni dub­bio inter­pre­ta­ti­vo.

Nel­lo spe­ci­fi­co, Uni­ven­di­ta chie­de di rifor­mu­la­re gli arti­co­li 27 e 28 del “Cura Ita­lia”, attra­ver­so un emen­da­men­to al dise­gno di leg­ge di con­ver­sio­ne del decre­to, che rico­no­sca espli­ci­ta­men­te l’indennità di 600 euro anche agli inca­ri­ca­ti alla ven­di­ta a domi­ci­lio con par­ti­ta Iva (41.600 per­so­ne) e agli agen­ti di com­mer­cio (20.800).

«La ven­di­ta diret­ta a domi­ci­lio – sot­to­li­nea Ciro Sina­tra, pre­si­den­te di Uni­ven­di­ta – è pesan­te­men­te dan­neg­gia­ta dal­la chiu­su­ra del­le atti­vi­tà com­mer­cia­li pre­vi­sta dal DPCM dell’11 mar­zo scor­so: dal gior­no suc­ces­si­vo i ven­di­to­ri a domi­ci­lio, come mol­tis­si­me altre cate­go­rie, non han­no più potu­to lavo­ra­re, con la con­se­guen­te per­di­ta del­la fon­te di sosten­ta­men­to pro­pria e del­le loro fami­glie».

Ad oggi man­ca ogni chia­ri­men­to da par­te dell’Inps e, nono­stan­te le ras­si­cu­ra­zio­ni giun­te attra­ver­so video­mes­sag­gi dai sot­to­se­gre­ta­ri all’Economia Ceci­lia Guer­ra e Ales­sio Vil­la­ro­sa, osser­via­mo che l’interpretazione let­te­ra­le dei due arti­co­li potreb­be comun­que gene­ra­re la man­ca­ta appli­ca­zio­ne dell’indennità ai ven­di­to­ri a domi­ci­lio, con con­se­guen­ze pesan­tis­si­me per chi è già dura­men­te pro­va­to dall’emergenza: si trat­ta infat­ti di cate­go­rie di lavo­ra­to­ri che cer­ta­men­te non pos­so­no con­ta­re su riser­ve eco­no­mi­che e che, quin­di, in assen­za di un bene­fi­cio ed essen­do impos­si­bi­li­ta­ti a lavo­ra­re, non han­no modo di repe­ri­re altri mez­zi di sosten­ta­men­to.